Tramite sei misure, la modifica della legge sul servizio civile approvata dal Parlamento in settembre mira a ridurre di oltre il 40 % il numero di ammissioni al servizio civile. Le misure previste sono dannose, inutili e pericolose ed indeboliscono un’istituzione che fornisce un sostegno importante in molti settori. Tra questi figurano la protezione dell’ambiente, l’istruzione e l’assistenza all’infanzia complementare alla famiglia, in cui già oggi si avverte una carenza di risorse. Queste misure non risolvono alcun problema reale, ma potrebbero compromettere in modo duraturo molte istituzioni che oggi beneficiano del lavoro quotidiano di chi presta di servizio civile.
Inoltre, sono semplicemente inutili, poiché non comportano affatto un aumento dell’organico dell’esercito (già di per sé illegittimamente elevato ne abbiamo scritto qui in DE), ma solo un aumento del numero di esenzioni per motivi medici (il cosiddetto «scartamento»). Insieme al progetto attualmente in discussione sul «servizio di sicurezza obbligatorio», questa modifica minaccia l’esistenza del servizio civile. Di seguito esaminiamo la modifica di legge misura per misura.
Valutazione delle singole misure
Misura 1: Numero minimo di 150 giorni di servizio civile
Il GSse respinge integralmente tale misura. Se tutte le persone che prestano servizio civile dovessero prestare almeno 150 giorni di servizio, ciò significherebbe anche che chi deve prestare un solo giorno di servizio militare dovrebbe prestare lo stesso numero di giorni di servizio civile di chi deve prestare ancora 100 giorni di servizio militare. Il fattore salirebbe fino a 150 nel caso di una persona facente parte dell’esercito con un solo giorno di servizio residuo. Il Consiglio federale viola il principio di uguaglianza giuridica sia nel confronto tra chi fa parte dell’esercito e le persone che prestano servizio civile, sia nel confronto tra persone che prestano servizio civile, poiché alcune persone dovrebbero prestare servizio civile con un fattore di 1,5 e altre con un fattore fino a 150.
Rovesciando i fatti, il Consiglio federale sostiene che non sia tale misura, ma l’attuale applicazione del fattore 1,5 indipendentemente dal numero di giorni di servizio militare ancora da prestare a violare il principio dell’uguaglianza giuridica. Tuttavia, è riconosciuto non solo a livello nazionale, ma anche internazionale che il numero di giorni di servizio civile viene calcolato con un fattore che dipende dai giorni di servizio militare ancora da prestare, mentre la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha già valutato criticamente la normativa russa, che prevedeva ad esempio un fattore 1,7 sostenendo che un fattore prossimo al valore 2 violerebbe il principio di uguaglianza giuridica sancito dall’articolo 26 del Patto delle Nazioni Unite. Sebbene si tratti dell’unica misura in grado di ridurre efficacemente il numero di ammissioni, gran parte di coloro che sarebbero scoraggiati dal servizio civile opterebbe per «farsi scartare». Di conseguenza, il numero di persone soggette all’obbligo di prestare servizio (nell’esercito o nel servizio civile) diminuirebbe.
Ciò indebolirebbe l’equità del servizio militare e danneggerebbe il servizio civile, senza che l’esercito, già di per sé illegittimamente troppo grande, ottenga un numero maggiore di unità. Il Consiglio federale sostiene che, con il progredire del servizio militare, ciascuna persona rifletterà con maggiore attenzione sulle proprie motivazioni e sulla propria decisione di cambiare percorso. Se tale argomento fosse valido, sarebbero puniti proprio coloro che hanno le «migliori motivazioni», mentre sarebbero premiati coloro che si lasciano scoraggiare e scelgono di «farsi scartare».
Riassumendo: La misura ha chiaramente carattere punitivo e mette in discussione il diritto di presentare in qualsiasi momento una domanda di servizio civile. Viola i diritti fondamentali, sia della Costituzione federale che del diritto internazionale, come ammette lo stesso Consiglio federale.
Misura 2: Fattore 1.5 anche per sottoufficiali e ufficiali
Il GSse respinge tale misura poiché persino il Consiglio federale ammette che nel 2022, rispetto al 2019, sono stati ammessi al servizio civile meno ufficiali, sottufficiali superiori e sottufficiali. Tuttavia, scrive che i numeri rimangono elevati «in termini assoluti», senza però motivare tale valutazione: riporta solo il numero di ammissioni al servizio civile, ma non fornisce dati sul numero di sottufficiali, sottufficiali superiori e ufficiali che mancano all’esercito. In realtà, l’esercito ha un numero sufficiente o addirittura eccessivo di sottufficiali, sottufficiali superiori e ufficiali.
Il censimento dell’esercito 2022 evidenzia un «forte eccesso di personale» tra i sottufficiali e i sottufficiali superiori e una «buona copertura» tra gli ufficiali. In tutte le categorie di grado degli ufficiali (dal tenente al maggiore e al colonnello) l’effettivo è cresciuto e gli organici previsti per le funzioni di comando sono stati raggiunti. Il rapporto finale sull’attuazione dello sviluppo dell’esercito del Consiglio federale del 2 giugno 2023 conferma questa constatazione: «Durante la fase di attuazione dello sviluppo dell’esercito, l’esercito è riuscito a coprire la maggior parte delle funzioni di quadro nella misura richiesta». Solo per le funzioni a livello di grande unità (brigata e divisione) non è stato possibile coprire il fabbisogno di nuove leve. A livello di grande unità, tuttavia, il Consiglio federale non registra alcuna perdita a favore del servizio civile. L’affermazione del Consiglio federale secondo cui la perdita di persone qualificate parte dell’esercito renda necessaria tale misura è quindi priva di fondamento.
Dal punto di vista del GSse non vi è quindi alcuna necessità di intervenire. La normativa vigente continua invece ad essere adeguata e ha dato buoni risultati: «Il numero di giorni di servizio già prestati e supplementari, di norma molto più elevato rispetto a quello di chi presta servizio nell’esercito, il che giustifica un fattore più basso». A causa dei numeri bassi, la misura avrebbe al massimo un effetto molto limitato sul numero di ammissioni al servizio civile.
Riassumendo: La misura non è proporzionata, ha carattere punitivo e limita il diritto di presentare in qualsiasi momento una domanda di servizio civile. È quindi incostituzionale.
Misura 3: Divieto per chi studia medicina di prestare servizio civile
Il GSse respinge integralmente tale misura poiché come il Consiglio federale sottolinea, nel 2022 solamente otto persone «attive nel campo nella medicina o aspiranti» sono state ammesse al servizio civile. Ciononostante, il Consiglio federale sostiene che la misura sia necessaria per mitigare il problema dell’insufficiente disponibilità di personale medico nell’esercito. Tuttavia, né il censimento dell’esercito del 2022 né il rapporto finale sull’attuazione dello sviluppo dell’esercito del Consiglio federale evidenziano tale carenza.
La causa di un’eventuale carenza risiede nella carenza generale di mediche a livello nazionale. La misura proposta non cambierebbe nulla per i seguenti due motivi: in primo luogo, il numero di autorizzazioni concesse alle persone «attive nel campo della medicina o aspiranti» è trascurabile. In secondo luogo, la misura non avrebbe alcun effetto sul numero di autorizzazioni. Nessuna di queste persone sarebbe infatti scoraggiata dal servizio civile solo perché dopo non potrebbe svolgere un impiego che richiede una laurea in medicina, odontoiatria o veterinaria, dato che nel servizio civile ci sono molti altri settori in cui lavorare. Infine, la misura viola il principio svizzero della milizia: secondo tale principio, è nell’interesse pubblico impiegare le persone soggette all’obbligo di servizio in base alle loro qualifiche, perché in questo modo apportano il massimo beneficio.
Riassumendo: Tale misura non è necessaria dato porterebbe a una diminuzione delle ammissioni al servizio civile e non risolverebbe alcun problema dell’esercito. La misura è pertanto sproporzionata: anche il Consiglio federale ammette che sussistono dubbi sulla sua compatibilità con i diritti fondamentali dato che la misura viola il principio di milizia svizzero.
Misura 4: Nessuna ammissione di persone facenti parte dell’esercito con 0 giorni di servizio residui
Il GSse respinge integralmente tale misura poiché il Consiglio federale sostiene che non pregiudica il diritto costituzionale di prestare un servizio civile sostitutivo. In caso di chiamata al servizio attivo o di assistenza è possibile presentare comunque una domanda.Tale affermazione è però errata: secondo il Consiglio federale, la procedura di ammissione al servizio civile dura circa tre mesi. A causa della possibile brevità dei termini di una chiamata al servizio attivo o di assistenza, non è quindi possibile ottenere l’ammissione al servizio civile prima della data di entrata in servizio. Le persone sarebbero quindi costrette a prestare servizio militare nonostante il conflitto di coscienza. La misura viola quindi in modo fondamentale i diritti fondamentali (art. 59 cpv. 1 Cost., libertà di credo e di coscienza).
Il Consiglio federale sostiene inoltre che chi viene ammesso al servizio civile con zero giorni di servizio residui non fornisce di fatto alcuna prova concreta. Ciò è vero solo in misura molto limitata, in quanto viene meno l’obbligo di tiro. In una situazione particolare o straordinaria, invece, le persone addette al servizio civile forniscono una prova concreta: analogamente al servizio attivo o di assistenza dei membri dell’esercito, le persone possono essere chiamate a prestare servizio civile straordinario di durata illimitata. In linea di principio, un conflitto di coscienza può insorgere in qualsiasi momento. Con zero giorni di servizio residui nell’esercito, è possibile che insorga un conflitto di coscienza in relazione all’obbligo di tiro o a un potenziale servizio attivo o di assistenza.
La misura violerebbe quindi il diritto di presentare in qualsiasi momento una domanda di servizio civile. Inoltre, la misura avrebbe un effetto molto limitato sul numero di ammissioni. È interessante notare che il Consiglio federale non riporta nelle statistiche relative al 2022 il numero di autorizzazioni con 0 giorni di servizio residui nell’esercito indicando solo che nei primi nove mesi del 2023 si sono verificati 15 casi. Questo numero esiguo è trascurabile e, a nostro avviso, non giustifica chiaramente alcuna misura legislativa.
Riassumendo: Non è necessario intervenire dato che è giustificabile adottare una misura che prima di tutto viola il diritto costituzionale di prestare servizio civile sostitutivo e quindi il diritto fondamentale alla libertà di credo e di coscienza, solo per due dozzine di autorizzazioni all’anno al servizio civile concesse a persone facenti parte dell’esercito con zero giorni di servizio residui.
Misura 5: Obbligo di impiego annuale a partire dall’ammissione
Il GSoA respinge integralmente tale misura. Il Consiglio federale sostiene che tale inasprimento mira ad allinearsi al ritmo di servizio dei membri dell’esercito e quindi a rafforzare l’equivalenza. Ciò contribuirebbe a ridurre l’attrattiva del servizio civile. Già oggi il servizio civile ha regole di esecuzione più severe rispetto all’esercito sotto molti aspetti. In particolare, il servizio civile pone requisiti più elevati per l’approvazione delle richieste di rinvio del servizio.
Inoltre, nello stesso periodo di tempo, gli obiettori di coscienza devono prestare un servizio pari a una volta e mezzo i giorni di servizio previsti. Al momento del congedo ordinario, il 96-98% degli obiettori di coscienza ha prestato tutti i giorni di servizio civile previsti. Molti di loro prestano il servizio civile in giovane età, il che si riflette nell’elevata percentuale di persone che hanno già prestato tutti i giorni di servizio civile previsti, ma che sono ancora soggette all’obbligo di prestare servizio civile. Le norme di esecuzione del servizio civile sono già oggi severe e garantiscono che tutti i giorni di servizio civile previsti vengano prestati.
Un inasprimento di queste regole non avrebbe ripercussioni solo su chi presta di servizio civile, ma anche sulle aziende che impiegano tali persone: la flessibilità nella pianificazione e nella concordanza degli impieghi sarebbe ulteriormente limitata, con conseguenze negative sulla loro qualità. La misura non comporterebbe comunque una riduzione delle autorizzazioni.
Riassumendo: Non è necessario intervenire per inasprire le norme di applicazione, poiché ciò sarebbe sproporzionato e illiberale.
Misura 6: Obbligo di completare il servizio prolungato al più tardi nell’anno civile successivo all’ammissione definitiva, se la domanda viene presentata durante la scuola reclute.
Il GSse respinge integralmente tale misura. Il Consiglio federale sostiene che questo inasprimento delle regole d’impiego mira ad allinearsi all’esercito e quindi a impedire che le persone che prestano servizio civile siano avvantaggiate rispetto a coloro che prestano servizio nell’esercito. La misura contribuirebbe a ridurre l’attrattiva del servizio civile e comporterebbe che quando l’ammissione al servizio civile avviene nel mese di dicembre dovrebbe prestare sei mesi di servizio civile entro i successivi 12. Questo inasprimento non riguarderebbe solo le persone che devono prestare servizio, ma anche le aziende che le impiegano: la flessibilità nella pianificazione e nella concordanza degli impieghi sarebbe ulteriormente limitata, con ripercussioni negative sulla loro qualità.
Il Consiglio federale ammette che le reclute dimesse anticipatamente dalla scuola reclute non devono necessariamente frequentare la scuola reclute successiva, ma una scuola reclute «nel prossimo futuro». L’inasprimento previsto non metterebbe quindi le persone che prestano servizio civile in una posizione di parità, bensì di svantaggio, tanto più che il servizio civile dura una volta e mezzo più a lungo della scuola reclute. Le norme di esecuzione del servizio civile sono già oggi severe e garantiscono che tutte le persone svolgano il servizio entro i termini previsti. Pertanto tale misura non comporterebbe un calo delle ammissioni. Inoltre, è logico che molte domande vengano presentate durante la scuola reclute, poiché per molte persone il conflitto di coscienza insorge solo dopo l’inizio della scuola reclute.
Riassumendo: Non è necessario intervenire per inasprire le norme di applicazione, poiché ciò sarebbe sproporzionato e illiberale.
Fonte (in tedesco) : https://gsoa.ch/wp-content/uploads/2024/06/Vernehmlassung-ZDG-24-1.pdf
